Ora l'acqua pubblica
08 maggio 2015

Lo Statuto di San Nicola la Strada non accoglie il concetto di acqua pubblica

Attualmente il servizio idrico e la riscossione delle relative bollette sono gestiti direttamente dal Comune. Questo non ci mette al riparo da futuri cambiamenti. In qualsiasi momento, infatti, gli organi amministrativi, non avendo vincoli normativi, potrebbero decidere di cambiare rotta, affidando a privati la gestione del servizio. Sarebbe un grave rischio per la cittadinanza: a Caserta, ad esempio, l’esperimento è clamorosamente fallito. Gravi, certo, i disservizi che spesso i cittadini del comune capoluogo hanno dovuto sopportare, a causa delle frequenti e spesso lunghe sospensioni dell’erogazione dell’acqua per guasti agli impianti. Forse ancor più grave, sotto un profilo puramente etico, la sospensione del servizio in caso di morosità. Una forma di autotutela  troppo spesso praticata, in molte parti d’Italia, dai privati che gestiscono in affidamento il servizio. In casi di morosità particolarmente elevate, il gestore taglia materialmente l’acqua a chi non paga la bolletta. Spesso, nei contratti stipulati con i cittadini, viene inserita la clausola che consente al gestore privato di tagliare l’acqua in caso di morosità. Una clausola suscettibile di censura sotto più di un punto di vista giuridico visto, in primo luogo, che la Costituzione italiana garantisce ai cittadini il diritto alla salute e alla vita come supremo e superiore rispetto a tutti gli altri. Opinabile, la clausola in esame, anche da un punto di vista morale. Tutti coloro che vantano un credito, hanno a disposizione le procedure di recupero che la legge mette loro a disposizione. Tutti devono assoggettarsi alle gravi lungaggini e ai pesanti costi del giudizio per recuperare i propri soldi. Non quei privati che forniscono l’acqua ai cittadini: a loro basta un attimo e senza anticipare nemmeno un euro di spese legali. Semplicemente tagliano il tubo e ti lasciano senza un goccio d’acqua. Immaginate di subire la vessazione, di non potersi lavare, di non poter cucinare o peggio, di non potersi curare in casa, solo perché non avete i soldi per pagare la bolletta. Per carità, i servizi vanno pagati, ma l’erogatore dell’acqua non può recuperare i propri crediti togliendo alle persone un bene primario e fondamentale. Peggio quanto è capitato in alcuni condomini in cui il servizio dell’acqua è centralizzato. La normativa attuale prevede che i creditori dei condomini possono rivolgersi per il recupero solo a quei condomini che non hanno pagato. Non così molti gestori del servizio idrico. Loro staccano l’acqua a tutti, senza sapere chi ha pagato e chi no. E così, quel condomino che ha sempre versato la propria quota si trova deprivato dell’acqua a causa di chi invece non lo ha fatto. È intollerabile che questo accada in un paese civile. L’unica tutela a nostra disposizione è assicurarci che l’acqua rimanga un bene gestito dalle pubbliche amministrazioni.

Già da tempo abbiamo chiesto, senza essere ascoltati, che il concetto di acqua pubblica trovi spazio nel nostro Statuto comunale. È punto fondamentale del nostro programma raggiungere questo obiettivo, per tutelare i sannicolesi dai rischi della privatizzazione dell’acqua.